

Ne avevamo scritto qualche giorno fa: che ci fa il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri in Commissione antimafia? Fa il Gasparri, ovviamente. Così ha preso carta e penna per scrivere al ministro alla Giustizia Carlo Nordio un atto di sindacato ispettivo con cui chiede di punire il magistrato Nino Di Matteo, colpevole di avere risposto all’intervista del giornalista e scrittore Saverio Lodato nel libro “Il colpo di spugna” commentando la sentenza della Cassazione sul processo trattativa Stato-mafia, sollevando le criticità e illogicità presenti nelle motivazioni con cui i supremi giudici hanno assolto tutti gli imputati del processo. Gasparri ha scritto al Guardasigilli per sapere “quali iniziative intenda assumere per verificare l’eventuale sussistenza di responsabilità disciplinari e a tutela della magistratura, della Corte di cassazione e dei suoi componenti” e per “verificare l’eventuale sussistenza di reati derivanti dalle esternazioni contenute nel citato libro”. L’ex ministro di Berlusconi, citando nella sua interrogazione svariati passaggi del libro, riportando poi la sua interpretazione, arriva a ritenere che il magistrato è autore di “gravi affermazioni e pericolose insinuazioni lesive del prestigio della suprema Corte di cassazione”. È il modello di giustizia che sogna certa destra dove i dubbi e le opinioni dei magistrati sono sempre diffamatorie. Eppure se un magistrato dovesse trattenersi dall’avanzare accuse in giro, pensateci bene, non ci sarebbe nemmeno un magistrato. Come sognano i vari Gasparri, quelli che disconoscono la sentenza di condanna di Dell’Utri ma pasteggiano sulla manipolazione delle sentenze che gli tornano utili. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


L’antirazzismo omeopatico è la nuova moda del momento, insieme all’antifascismo percepito. Il trucco consiste nel dichiararsi convintamente antirazzisti quando le occasioni lo richiedono e poi comportarsi in modo opposto quando si ritiene di non essere ascoltati. Nella repubblica indipendente del calcio italiano l’antirazzismo è un prodotto di marketing che funziona moltissimo. Alla stregua degli spot della Fifa anche la Figc ogni domenica ci propina qualche frase da baci perugina per dirci che essere razzisti è roba che non si fa. Striscioni con grafiche evolutissime, video con testimonial d’eccezione e comunicati stampa sinteticamente perfetti ci ripetono che il calcio italiano, come il calcio mondiale, è contro ogni forma di razzismo. Verrebbe da pensare quindi che siano anche contro il razzismo calcistico. E invece no. Il giudice sportivo ha deciso di assolvere per mancanza di prove il calciatore dell’Inter Francesco Acerbi che in campo avrebbe detto «vai via nero, sei solo un negro» al calciatore del Napoli Juan Jesus. Le immagini mostrano chiaramente Acerbi scusarsi poco dopo con l’avversario dicendo chiaramente «non sono razzista» e indicando un suo compagno di squadra nero (è la famosa teoria del “ho molti amici neri” dei non sono razzista ma…). In sostanza la giustizia sportiva ha assolto un calciatore che si è scusato. Ci troviamo di fronte a un capolavoro giuridico. E la politica? Muta. La politica si limita ai comunicati stampa che si aggiungono agli striscioni, agli spot e a tutto il resto. Insomma, si combatte il razzismo ma solo il razzismo degli altri. Solo che gli altri alla fine hanno sempre qualche amico per cui essere antirazzisti, oltre che dirsi, viene rimandato a un’altra occasione. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha perso la pazienza nei confronti del suo ministro e vice premier Matteo Salvini. Fonti ben informate dicono che di pazienza con i suoi alleati ne abbia avuto poca fin dall’inizio, iconico il suo “non sono ricattabile” nei confronti di Silvio Berlusconi, ma le elezioni europee alle porte hanno alzato la temperatura del conflitto. La situazione è quella degli ultimi mesi. Salvini annaspa in cerca di voti richiudendosi nella destra sovranista europea a braccetto con Le Pen e il resto della squinternata combriccola. Meloni non vuole e soprattutto non può poiché la versione che ci è arrivata a casa dopo la nomina a Palazzo Chigi è molto diversa da quella pubblicizzata in campagna elettorale: la presidente del Consiglio ha bisogno di smussare le idee per questioni di credibilità come capita a coloro che non credono alle idee incredibili che sciorinano in campagna elettorale. Peccato che in questo momento storico nell’Occidente non essere complottisti in certi ambienti significhi essere comunisti e così a Meloni non resta che rivendicare di “non avere mai governato con la sinistra” a differenza del leader della Lega che si accomodò nel governo Draghi. Qui viene il bello. Per fare fuori Salvini Giorgia Meloni sta considerando un rimpasto per rimpicciolire il peso della Lega nel governo e soprattutto l’abbandono di von der Leyen come candidata presidente di Commissione per virare su Mario Draghi, sostenuto in primis da Macron. Potrebbe accadere quindi che per prendere le distanze dall’alleato Salvini la premier pratichi le stesse alleanze che imputa al segretario della Lega. A proposito di coerenza. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


Che l’ispezione voluta dal ministro all’Interno Matteo Piantedosi al Comune di Bari sia infondata dal punto di vista giuridico e sia utilissima per sferrare un attacco politico per le prossime elezioni europee è cristallino. Dalle parti del governo le mafie sono un tema anche politico solo se possono essere usate come roncole. Del resto è scomparso il dibattito sulle protezioni di Matteo Messina Denaro, è raro trovare sui giornali le evidenze che escono dalle indagini in corso a Firenze sulle stragi del ’93 e perfino i bonifici di Silvio Berlusconi a Marcello Dell’Utri vengono derubricati come buon cuore dell’ex presidente di Forza Italia nei confronti di un vecchio amico. La vicinanza e la solidarietà nei confronti del sindaco di Bari Antonio Decaro erano fino a qualche giorno fa un boomerang contro la guerriglia politica del governo. All’opposizione sarebbe bastato sottolineare ciò che dice la legge sugli scioglimenti per mafia smentendo Piantedosi e sottolineare come gli elementi indichino che i mafiosi baresi interloquivano con personaggi della stessa destra di governo. A rovinare tutto ci ha pensato invece Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia nonché ex magistrato incline alla posa da sceriffo. Emiliano ha raccontato una scena da prefetto di ferro, con lui che bussa alla porta della famiglia del boss (che aveva fatto arrestare da pm) per alzare la voce. Vera o no la storiella evidenzia l’idea di un carisma buono contro un carisma cattivo, lì invece dove dovrebbe vigere e vincere la legge. Lo Stato non bussa ai mafiosi. Altrimenti accade che le pulci che difendono coloro che ci hanno trattato improvvisamente abbiano la tosse. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


È accaduto ancora. Ottant’anni fa, il 24 marzo del 1944, le truppe nazifasciste hanno ucciso 335 uomini buttando i loro corpi nelle cave di tufo lungo via Ardeatina, come rappresaglia per l’azione del giorno precedente condotta dai partigiani in via Rasella. Giorgia Meloni in qualità di presidente del Consiglio non può esimersi dal partecipare alla commemorazione ma come è accaduto l’anno scorso proprio non riesce a pronunciare il nome dei responsabili dell’eccidio: i fascisti. Per l’Associazione nazionale partigiani italiani la premier "ancora una volta [...] omette e confonde”, dice il presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo, perché “non parla della responsabilità dei fascisti italiani, a cominciare dal questore Caruso che fu condannato a morte per aver approntato la lista di 50 persone da sopprimere alle Ardeatine”. Pagliarulo sottolinea inoltre che Meloni “non dice che le vittime furono in grande maggioranza antifascisti ed ebrei”, definendola “la solita rilettura capziosa della storia che tende sempre a coprire le responsabilità dei fascisti e a negare il valore dell’antifascismo”. E conclude il presidente dell’Anpi la considera “un’altra occasione perduta”. Ora accadrà ancora una volta che qualcuno dirà che no, non sono queste le cose importanti. Finché un giorno ci si accorgerà che le parole generano realtà, così come le omissioni. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


Ieri a Roma in occasione della 29ma giornata del ricordo e dell'impegno per le vittime innocenti di mafia sono stati ricordati i nomi delle vittime di mafia in Italia, alla presenza di una mare di persone che ogni anno decidono di stare accanto ai famigliari. L’80% di loro in questo Paese non ha avuto giustizia. Otto volte su dieci lo Stato non è riuscito a dare risposte al dolore e soprattutto alla sete di verità. Come accade ogni anno la politica ha sfornato una quantità industriale di comunicati stampa simili a pensierini scartati dentro un cioccolatino contribuendo a rappresentare le mafie come un fenomeno passato o comunque laterale. Non è un caso che degli importanti arresti che hanno coinvolto i clan baresi si parli solo per i risvolti politici, come se fossero una bega da lasciare a magistratura e forza dell’ordine. Durante la 29ma giornata del ricordo e dell’impegno al fondatore di un partito che sta al governo sono stati trovate decine di milioni di euro regalati da un ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Quell’uomo, Marcello Dell’Utri, è indagato dalla Procura di Firenze per le bombe posate dalla mafia nel 1993. Quell’uomo tace, anche dopo la condanna a 7 anni per mafia, perché il suo silenzio è d’oro. Perché abbiano giustizia le vittime di mafia e le loro famiglie bisogna spezzare la saldatura tra mafiosi, colletti bianchi e i loro protettori che stanno le istituzioni. Ieri il Presidente della Repubblica Mattarella ha ricordato che la lotta alle mafie è compito e dovere di tutti coloro che amano la Repubblica e intendono renderne migliore il futuro, istituzioni e cittadini. Scassare la minchia è l’azione necessaria, non solo commemorare. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


La giornalista di lavialibera Natalie Sclippa ci fa sapere che è impossibile sapere chi sia andato a incontrare i ministri e i dirigenti del ministero all’ambiente dal 2021 a oggi. Come scoperto da lavialibera, “non è stata operata alcuna raccolta dati o informazioni”: i decisori, ossia tutti coloro che dentro il dicastero hanno incontrato i portatori di interessi, non hanno tenuto traccia di chi abbia avanzato richieste, né di quante volte abbiano avuto interlocuzioni e di che tipo. Alla richiesta di accesso civico della giornalista Sclippa Roberta Spada, a capo della segreteria del ministro, aveva risposto sottolineando la sospensione della pubblicazione e l’impossibilità di soddisfare la loro domanda perché “l’ostensione delle informazioni [...] richiederebbe un’attività di elaborazione dei dati” compresi “l’oscuramento dei dati personali”. Strana come risposta visto che la cancellazione dei dati personali è una prassi della pubblica amministrazione che non richiede nessun complicato lavoro ex post. E infatti lavialibera ha scoperto che quell’agenda semplicemente non esiste, come scrive nero su bianco il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza Pietro Cucumile: “Dal giorno dell’effettiva sospensione dell’allora disciplina - scrive Cucumile - i decisori e i portatori di interesse precedentemente tenuti all’obbligo non hanno più comunicato i dati e le informazioni che rappresentano la base per poter garantire la loro pubblicazione”. Dobbiamo quindi accontentarci delle foto di rito sui social del ministro o dei comunicati stampa che escono dal dicastero. Stiamo a posto così. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


A proposito di democrazie, di elezioni e di libertà vale la pena segnalare che il rapporto Freedom in the World 2024 rileva che la libertà globale è diminuita per il 18° anno consecutivo nel 2023. L'ampiezza e la profondità del deterioramento sono state estese: i diritti politici e le libertà civili sono diminuiti in 52 paesi e sono migliorati solo in 21. Della questione russa e del conflitto in Medio Oriente ne leggiamo tutti i giorni ma problemi diffusi in tempo di elezioni, tra cui la violenza e la manipolazione, hanno portato a un netto deterioramento dei diritti e delle libertà nel mondo. L'Ecuador è stato declassato dallo status di libero a parzialmente libero perché le sue elezioni sono state interrotte da organizzazioni criminali violente, che hanno ucciso diversi funzionari statali e candidati politici. In Cambogia, Guatemala, Polonia, Turchia e Zimbabwe, i governanti storici hanno cercato di controllare la concorrenza elettorale, di ostacolare i loro avversari politici o di impedire loro di prendere il potere dopo il giorno delle elezioni. I colpi di stato hanno continuato a cancellare le istituzioni democratiche e a togliere il diritto delle persone di scegliere i loro leader. A luglio, il Niger è diventato il sesto paese della regione africana del Sahel, dopo Burkina Faso, Ciad, Guinea, Mali e Sudan, a subire un colpo di stato dal 2020. Le libertà hanno continuato a deteriorarsi anche in Burkina Faso, che ha subito due colpi di stato nel 2022. Nel rapporto si sottolinea anche che Regno Unito e Ue hanno firmato accordi con due autocrati il presidente tunisino Kaïs Saïed e il presidente ruandese Paul Kagame. Il tema della mancanza di democrazia è molto più vasto di quel che sembra. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


In Sardegna il partito Azione guidato da Carlo Calenda era alleato con Progetto Sardegna, +Europa, Rifondazione Comunista, Unione Popolare Cristiana, Indipendenza Repubblica Sardegna, ProgRes, Liberu. In Abruzzo nelle ultime lezioni era alleato con PD, Movimento 5 Stelle, Italia Viva, Sinistra Italiana, Europa Verde, +Europa, DemoS, PSI. Per le prossime elezioni in Basilicata sarà alleato con Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia, Italia Viva, Noi Moderati, UdC, DC di Rotondi. Nel giro di qualche mese il partito di Calenda che si propone come antipopulista, anticomunista, antifascista e che fin dalla nascita vuole testimoniare l’inderogabile urgenza di avere uno spazio politico al centro indipendente si è attaccato ai pantaloni di partiti che giudica comunisti, fascisti, populisti. Anche all’osservatore più superficiale appare chiaro che per ora la missione di aprire uno spazio nuovo al centro si riduce ad attaccarsi allo spazio utile per incassare un piccolo spazio di trattativa. Non è niente di nuovo. Dopo la Democrazia cristiana lo spazio i tanti centri che si sono succeduti sono stati cespugli furbi impegnati nella politica dei due forni, balzando talvolta di qua e talvolta di là in base alle convenienze elettorali, raramente in base a questioni politiche nel senso nobile del termine. Calenda legittimamente deciderà come muovere il proprio partito, se spostarsi più a destra, se spostarsi più a sinistra, se davvero e sul serio essere un terzo polo. La domanda sarebbe da porre piuttosto a certi commentatori e politici del cosiddetto campo largo: come si può definire imprescindibile un partito così? #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


Quindi siamo di fronte all’ennesima grande idea che si è rivelata piccola, vigliacca e illegittima. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sottovoce lascia intendere che la cauzione di 4.938 euro prevista da un decreto del ministero dell'Interno, attuativo del decreto legge Cutro (n. 20/2023), per i richiedenti asilo che arrivano da Paesi sicuri e non vogliono essere trattenuti in centri per il rimpatrio (Cpr) o comunque in centri per le procedure accelerate di frontiera sarà cancellata. Un mese fa la Corte di Cassazione ha chiesto in via d'urgenza alla Corte di Giustizia dell'UE di valutare tale norma. Nei giorni scorsi la Corte UE ha rigettato la richiesta dell'urgenza: deciderà nel merito nei tempi ordinari. Ora il rischio per il governo è che un giudizio di illegittimità della Corte renderebbe illegittimo anche il trattenimento dei migranti in Albania, bloccando il relativo Protocollo celebrato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Che quella cauzione fosse al di fuori del diritto internazionale lo sottolineavano in molti, tra cui anche la giurista Vitalba Azzolini che ora sottolinea come il Protocollo ci costerà molti e molti soldi, e avrà solo l'effetto di tenere fuori dall'Italia poche migliaia di migranti e solo per qualche mese. Poi torneranno comunque in Italia, sia che vadano rimpatriati sia che abbiano diritto all’asilo. “Quando qualcuno chiederà a certi ministri/governi di restituire ai cittadini i soldi che hanno letteralmente buttato?”, chiede Azzolini. Ed è proprio questo il punto: non è solo una questione di disumanità, qui siamo di fronte a una costosissima ignoranza. . #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


Dunque a Modena un carabiniere nel tentativo di fare salire in auto un arrestato lo prende a pugni in faccia, prima fuori e poi dentro l’auto di servizio. Il video è stato girato da un passante ieri mattina in pieno centro storico, lungo Largo Garibaldi, a due passi dal teatro Storchi. La giustificazioni degli uomini dell’arma sono che il tizio fosse sospetto. Un altro piccolo particolare, è nero. Eppure dopo essere arrivato con un barcone in Italia lo sventurato non ha mai commesso reati (con grande scorno per leghisti, razzisti e fascisti) e soprattutto è molto apprezzato dal titolare del ristorante in cui lavora come lavapiatti. “Hanno preso un granchio, la persona sbagliata. Sono sei anni che lavora per questo locale, non ha mai fatto nessun errore. Non ha ancora capito cosa gli è successo" dice Mario Campo, il titolare del Ristorante Pasticceria Siciliano "Cirisiamo" di Modena dove da sei anni lavora il 23enne. L'avvocata Barbara Bettelli, che difende il 23enne guineano, ha la pazienza di spiegare che "a Modena non si è mai vista una cosa del genere, finora cose così le avevo viste solo nei filmati americani. Si sono accaniti con una violenza non necessaria. Se una persona si oppone a un controllo legittimo va contenuta, non picchiata”. Lui all’Ansa ha raccontato di essere stato in attesa dell’autobus e di non avere i documenti con sé. “Ho spiegato che potevo chiamare un mio amico che me li avrebbe portati. Ma loro volevano buttarmi in macchina. Io lavoro, non ho mai fatto nulla di male”. I carabinieri, fa sapere l’Arna, sono stati assegnati a altro incarico. Chissà, forse meriterebbero di essere candidati alle elezioni europee. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


Romano La Russa ha come più grande qualità politica quella di essere fortunato fratello di quell’Ignazio Maria Benito che ha trovato molta fortuna sul palcoscenico nazionale. Romano La Russa ha issato il proprio feudo in Lombardia, mai avara quando si tratta di garantire comode carriere al giusto fratello, al giusto parente o al giusto fidato di qualcuno di potente. Ora Romano si ritrova a essere assessore alla Sicurezza per Regione Lombardia. Il La Russa minore ama considerevolmente quel ruolo perché si tratta di un assessorato omeopatico che si gioca tutto sul percepito: se sembri abbastanza cattivo sei un assessore abbastanza credibile. Durante una discussione della giunta lombarda, guidata dal leghista Attilio Fontana, Romano La Russa ha detto all’opposizione che “I minorenni che difendete li usate come avanguardie delle spranghe che cinquant’anni fa usavano i loro nonni”. Al centro del dibattito c’era una mozione del leghista Davide Caparini - che incidentalmente è marito dell’eurodeputata leghista Silvia Sardone - per dare “sostegno alle forze dell’ordine e alla libertà di manifestare in modo civile”, e per “esprimere la massima solidarietà a chiunque voglia esprimere le proprie idee con la presentazione di un libro”. Si riferiva proprio alla sua coniuge. A proposito di affari di famiglia. Per il centrodestra “le manganellate ai manifestanti sono sempre spiacevoli e deprecabili e sarebbe meglio evitarle, ma chi partecipa a un corteo deve sapere che la partecipazione deve sempre implicare senso di responsabilità e non il pensiero che appartenendo ad un gruppo si possano violare le regole”. La risposta migliore a La Russa è della consigliera regionale dem Carmela Rozza: “Non voglio tornare a cinquant’anni fa quando eri il picchiatore di San Babila. La Resistenza l’hanno fatta i partigiani sulle montagne e voi non c’eravate”, ha detto. Amen. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


A proposito di trattative che non trattano e di fomentatori della guerra vale la pena fare un giro dai bambini che stanno a Gaza, raccontando come stanno coloro che sono riusciti a scampare alla morte per pallottole o bombe nel totale di più di 30mila morti che dovrebbero essere il risultato della legittima reazione di Israele. Nella ricerca gli esperti di salute mentale e di protezione dell’infanzia che lavorano con Save the Children a Gaza si parla di paura, ansia, carenza di cibo, iper-vigilanza e problemi di sonno, un’alternanza nello stile di attaccamento ai genitori, regressione e aggressività. l disagio emotivo di schivare bombe e proiettili, la paura di perdere i propri cari, di essere costretti a fuggire attraverso strade disseminate di detriti e cadaveri e di svegliarsi ogni mattina senza sapere se riusciranno a mangiare hanno aggravato la situazione rendendo gli adulti di riferimento sempre più incapaci di affrontare la situazione. Il sostegno, i servizi e gli strumenti di cui hanno bisogno per prendersi cura dei loro figli – secondo la ricerca – sono sempre meno. E proprio genitori e care giver hanno dichiarato all’organizzazione che la capacità dei bambini di immaginare un futuro senza guerra è ormai praticamente scomparsa. “Mentre i bisogni umanitari aumentano, l’ultima escalation di violenza e l’assedio hanno causato un collasso totale dei servizi di salute mentale a Gaza, con i sei centri pubblici dedicati e l’unico ospedale psichiatrico di Gaza non più funzionante”, sottolinea Save the Children. Toccherà trovare qualcuno che spiega a questi bambini che non devono prendersela troppo. Sono solo gli effetti collaterali di una guerra giusta. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


Casavatore è un Comune in provincia di Napoli in cui risiedono poco più di 18 mila persone su un territorio di circa 153 ettari. Il 91,43% di questa superficie è oggi impermeabilizzata: non più suolo ma cemento e asfalto. Casavatore non è, però, l’unico caso eclatante che testimonia la voracità con cui la mano umana ha voluto sostituire la natura e assoggettarla ai propri voleri. Infatti, nella medesima provincia, anche Arzano (83,48% di suolo consumato), Melito di Napoli (81,30%), Cardito (73,72%), Torre Annunziata (72,06%), Frattaminore (71,93%) hanno ecceduto nella stessa bulimia edificatoria. Che non è solo una caratteristica del mezzogiorno, dato che coinvolge anche l’hinterland milanese e la Brianza, con punte apicali per Lissone (71,39%), Sesto San Giovanni (68,89%), Corsico (65,73%), Cusano Milanino (65,61%), Pero (64,94%), Baranzate (63,47%), Cologno Monzese (62,64%). Non si tratta di cifre appena elaborate e ancora non conosciute: sono precisi riscontri facilmente desumibili da anni, grazie ai puntuali monitoraggi di ISPRA. Dati, però, su cui minima è stata, finora, l’attenzione analitica da parte di amministratori, operatori dell’informazione e opinione pubblica: una situazione che ha spinto un apposito Gruppo di Lavoro del Forum Salviamo il Paesaggio a riprendere e sviluppare questa massa di informazioni per ciascun Comune. Il costo di tutto questo? Ogni ettaro di suolo libero assorbe circa 90 tonnellate di carbonio; ogni ettaro di suolo libero è in grado di drenare 3.750.000 litri d’acqua; ogni ettaro di suolo libero, coltivato, può sfamare 6 persone per un anno. Il costo è stato quantificato complessivamente tra 79.000 e 97.000 euro l’anno per ciascun ettaro di terreno libero che viene impermeabilizzato. Non è un tema apicale per la nostra politica? #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


C’è questa piccola storia infame che arriva dalle parti di Treviso e riguarda un poliziotto trentenne candidato nel 2019 con Fratelli d’Italia finito nei guai per un giro di prostituzione. A colpire, come spesso accade, è il divario tra ciò che Ivan D’Amore - questo il nome dell’indagato - prometteva ai suoi elettori e i suoi comportamenti privati. “È andata bene, sono sorpreso per le mie 111 preferenze, il terzo in tutta la coalizione, è stato un risultato personale che mi riempie di orgoglio, e che mi incita a continuare su questa strada. Evidentemente sono piaciuti i progetti che ho esposto: sicurezza urbana, lotta all’accattonaggio e alla prostituzione”, diceva D’Amore nel 2019, dopo essersi candidato con Fratelli d’Italia. Prometteva lo stop della prostituzione in pubblico e intanto nel privato D’Amore è stato arrestato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, in concorso con una donna colombiana, Mariby Morales di 50 anni. Secondo l’accusa, avrebbe gestito alcuni appartamenti con un vasto giro di prostitute e trans che gli avrebbe garantito un giro d’affari di 70 mila euro al mese. È una piccola storia infame di coerenza come molte altre, certo. Colpisce però lo svuotamento delle promesse elettorale che non sono nient’altro che le imitazioni di un tic. Essere contro la droga e poi drogarsi, odiare gli omosessuali per nascondersi, voler combattere l’evasione e intanto evadere, tuonare contro il Reddito di cittadinanza e poi intascarselo oppure usare il Superbonus mentre lo si abolisce sono i segnali di una politica intesa come posa pubblica e nient’altro. Migliaia di cloni locali dei leader nazionali che ripetono a pappagallo la manfrina. E poi ci si stupisce dell’astensionismo. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


Due giorni fa l’eurodeputata della Lega Isabella Tovaglieri ha dato sui suoi social una notizia con il fare di chi è convinto di avere ottenuto una vittoria politica storica. Il risultato eccezionale sarebbe di avere fatto approvare una mozione nella Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera del suo partito “contro l’uso della farina di grillo nelle mense scolastiche”. “Da una parte abbiamo una sinistra che vieta la carne di maiale nelle scuole (per accontentare le famiglie islamiche) e dall’altra la Lega che vieta la farina di grillo nelle mense. Voi da che parte state?”, ha scritto Tovaglieri. Noi, se l’europarlamentare di Salvini non si offende, preferiremmo stare dalla parte della verità e dell’attinenza ai fatti. I fatti dicono che la risoluzione (no, non era una mozione) presentata in Commissione dal deputato della Lega Rossano Sasso chiedeva di impegnare il governo a “proseguire la sensibilizzazione nelle scuole sull’importanza di una corretta alimentazione che non può prescindere dal consumo di prodotti a filiera corta” e “a stilare un protocollo d’intesa” affinché fosse “bandito l’uso dei novel food nelle mense scolastiche”. In quest’ultima frase ci sarebbero i famosi grilli. Peccato che la risoluzione votata sia radicalmente cambiata proprio nella parte finale e il divieto di usare novel food nelle mense sia sparito. Si parla generalmente di “avviare un’approfondita riflessione”. C’è un altro particolare non trascurabile: come ricorda Pagella politica le risoluzioni delle commissioni parlamentari esprimono un indirizzo al governo ma sono tutt’altro che giuridicamente vincolanti. A ciascuno le sue conclusioni. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


Si tratta solo del primo round. Il tribunale di Padova respinto il ricorso della Procura che nella primavera scorsa aveva chiesto di annullare tutti gli atti di nascita con i quali il comune di Padova aveva riconosciuto a 35 bambini lo status di figli con due mamme. Quei bambini sono finiti in un limbo, orfani per sentenza, con l’avvallo della politica omofoba al governo. Per il tribunale il ricorso della Procura è inammissibile. Poco distante, a Milano, però un mese fa la Corte d’Appello ha dichiarato illegittime le iscrizioni anagrafiche dei bambini con due mamme. La furia ideologica del governo con la mamma cristiana e italiana Giorgia Meloni e con il ministro all’Interno Matteo Piantedosi è semplicemente rimandata. La discriminazione che sfrutta i vuoti normativi è pusillanime. Ma non si possono lasciare i diritti in mano ai giudici. Non possono essere i tribunali a decidere la geografia delle famiglie. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso in Europa viene riconosciuto - a febbraio del 2024 - legalmente e realizzato in 21 stati ovvero: Andorra, Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Estonia. Il Parlamento ha l’obbligo di affrontare la questione. Così ognuno si potrà assumere le proprie responsabilità: gli omofobi si siederanno con gli omofobi, i finti progressisti si sveleranno e ai cittadini verrà data la possibilità di giudicare i voti e non solo le promesse e le posture. La cosa certa è che fingere di non vedere la pluralità di famiglie non le cancella, con buona pace di Meloni e compagnia. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


L’indebolimento di una democrazia comincia con l’abuso delle parole e dei dettami costituzionali. Accade così, in qualsiasi parte del mondo. Quando il linguaggio si svuota di significato per diventare solo luogo di propaganda si sedimenta una pericolosa abitudine a soprassedere le gravità e le falsità che vi sono contenute. Mai stanco di difendere la sua capa Giorgia Meloni il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli è intervenuto sulle parole della presidente del Consiglio che quasi tutti hanno inteso come un attacco frontale nei confronti del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in merito alle note manganellate contro gli studenti che manifestavano a Pisa. Donzelli non è un parlamentare qualsiasi, è responsabile nazionale dell’organizzazione del suo partito è ne è stato per tre anni coordinatore nazionale per tre anni fino al 2017. Spiega Donzelli che quando Giorgia Meloni ha parlato di «”istituzioni”, che “tolgono il sostegno alle forze dell’ordine", si riferiva alle forze di opposizione in Parlamento, “perché noi speriamo sempre - dice Donzelli - di avere di fronte un'opposizione istituzionale e democratica, ma purtroppo non è cosi”. Come ha spiegato la giurista Vitalba Azzolini il singolo parlamentare non può essere definito come istituzione, perché non rappresenta l'istituzione Parlamento, la cui volontà si esprime solo attraverso il voto collegiale, né fa istituzione a sé. Sono concetti che si studiano al primo anno di giurisprudenza che evidentemente sfuggono a influenti dirigenti politici nazionali. C’è anche altro. Donzelli dice di non ritenere “democratica” l’opposizione al governo. Siamo sicuri che si tratti solo di uso spregiudicato delle parole? #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


”Diciamolo agli italiani: si sta cercando di mettere in piedi uno scontro con il presidente della Repubblica perché la sinistra non sa come spiegare che non vogliono che i cittadini scelgano da chi farsi rappresentare. Cercano di schermarsi dietro al Capo dello Stato. Non mi pare corretto e per questo rinnovo la mia stima al presidente e anche la mia solidarietà per questi tentativi di strumentalizzarlo”. Parole, opere e omissione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, maestra di quello che tecnicamente viene chiamato “argomento fantoccio”. La fallacia logica consiste nel rappresentare scorrettamente l’argomentazione dell’avversario esagerandola, travisandola, in modo da spostare il focus dall’argomentazione reale proposta ad un’argomentazione fittizia, con lo scopo di confutarla più facilmente. L'argomento può essere costruito - lo spiega molto bene qualsiasi manuale - estremizzando l'argomento iniziale; citando fuori contesto parti dell'argomento iniziale; inserendo nella discussione una persona che difenda debolmente l'argomento iniziale e confutando la difesa più debole dando l'impressione che anche l'argomento iniziale sia stato confutato. citando casi-limite dal forte impatto emotivo; citando eventi avvenuti sporadicamente e/o accidentalmente e presentandoli come se fossero la prassi; forzando analogie fra argomenti solo apparentemente collegati tra loro; semplificando eccessivamente l'argomento iniziale; inventando una persona fittizia che abbia idee o convinzioni facilmente criticabili facendo credere che il difensore dell'argomento iniziale condivida le opinioni della persona fittizia. Giorgia Meloni dice che non ce l’aveva con Mattarella quando tuonò contro i manganelli usati sugli studenti inermi. E oltre alla fallacia logica si intravede anche un po’ di vigliaccheria. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


L’altro ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ospite al Tg2 Post su Rai due, ha detto che grazie al Superbonus 110 per cento sono stati ristrutturati sei castelli “per un costo totale di un miliardo”. di euro. Travolta dalla foga di opporsi all’opposizione - che è l’unica forma di governo che conosce - Meloni ha ribadito per due volte il concetto aggiungendo che un miliardo di euro “è tutto quello” che è stato stanziato dal governo nell’ultima legge di Bilancio per “aiutare le mamme" e le famiglie, e per “incentivare la nascita dei figli”. Quegli antipatici di Pagella politica che hanno il brutto vizio di verificare i dati che i politici usano come roncole nell’arena politica Ono andati a recuperare la tabella dell’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) che riportano effettivamente i lavori di efficientamento energetico di quei castelli. Peccato che il costo complessivo dei lavori ammonti un milione di euro totale per gli investimenti ammessi a detrazione. L’idea del castello è ottima per raccontare una favola nera ma stiamo parlando di un costo non dissimile a quello di molti palazzi sparsi in Italia. A colpire della fallacia della presidente del Consiglio è l’enorme differenza di cifre: si parla di tre zeri in meno, Meloni ha compiuto un errore moltiplicato per mille. Il che dice molto di come la presidente del Consiglio memorizzi i concetti utili per la propaganda senza avere nessuna contezza delle proporzioni, delle spese e dei bilanci dello Stato. Meloni si atteggia da statista ma comprereste mai anche solo una bicicletta usata da una così? #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


La deputata europea leghista Silvia Sardone, solo per citare un esempio, sull’equazione “migranti uguale terroristi” ci ha costruito una carriera politica. “È del tutto evidente che l'immigrazione senza freni e i "porti aperti" favoriscono l'ingresso di migranti che giungono in Europa anche con finalità di terrorismo”, scriveva in una sua interrogazione a Bruxelles quattro anni fa. Il suo capo Matteo Salvini da anni fruga nei cassonetti della cronaca nera per soffiare sul pericolo percepito. La politica dovrebbe costruire il reale senza preoccuparsi di manipolare la realtà ma ai parlamentari della Lega risulta sempre molto complicato. Il ministro dell’Interno Piantedosi, epigone di Salvini sul tema, ogni volta che scoppia una guerra racconta fiero di avere “intensificato i controlli” come se i terroristi fossero sui barchini che affondano (e vengono fatti affondare) in mezzo al Mediterraneo. I migranti, ancora di più quando le guerre fanno tuonare i cannoni, sono un’efficacissima minaccia comunicativa nonostante non siano una minaccia concreta. Il professore di sociologia della Statale di Milano Maurizio Ambrosini scrive spesso dell’infondatezza della giustificazione securitaria delle chiusure basata sulle minacce terroriste: “gli immigrati diventano i capri espiatori delle angosce, spesso motivate, delle società occidentali”, scrisse in un suo studio del 2016. Ieri lo schiaffone è arrivato direttamente dall’intelligence italiana. Gli analisti del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica nella nuova "Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza” spiegano che “non sono emerse evidenze di un utilizzo strutturato” dei flussi migratori “per finalità di terrorismo”. Un altro grande insuccesso della propaganda. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


Andremo al supermercato sotto casa e convinti di aiutare il pianeta acquisteremo una bottiglia con la dicitura “plastica riciclata al 100%” convinti che sia al 100% di plastica riciclata. In un documento della Commissione europea datato 13 febbraio l’esecutivo Ue spinto dalle industrie della chimica e della plastico si propone un approccio più lassista. L'industria chimica ha spinto per un metodo di calcolo che consenta loro di spostare i cosiddetti crediti di contenuto riciclato da un prodotto all'altro (a parte il carburante) e trasferire tali crediti a prodotti in cui un'affermazione "riciclato al 100%" sarebbe commercialmente più preziosa. Per gli industriali il nuovo metodo permetterebbe di utilizzare meno rifiuti di plastica - che sono costosi da raccogliere e smistare - come materia prima. "Questo è, per me, un rischio davvero elevato di greenwashing", ha detto Lauriane Veillard, responsabile della politica di Zero Waste Europe mentre la Environmental Coalition on Standards avvisa che con le nuove regole i protocolli di riciclaggio rischiano di diventare un "esercizio di contabilità senza significato”. In una nota ottenuta da Politico l'anno scorso, la Commissione ha avvertito che se le nuove regole che disciplinano la tecnologia sono "troppo restrittive, i riciclatori chimici potrebbero astenersi dagli investimenti pianificati, il che potrebbe bloccare lo sviluppo del settore”. Se una bottiglia viene etichettata come fatta all’80% di plastica riciclata dovrebbe essere così. Solo così potremmo avere contezza di cosa stiano facendo le aziende per il pianeta. Ora il rischio è che sia solo fumo. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


Anne Morelli è una storica belga che nel 2005 aveva pubblicato in Italia un libro dal titolo “Principi elementari della propaganda di guerra”. L’autrice dimostra come dei meccanismi elementari della propaganda di guerra, utilizzati per la prima volta in occasione del conflitto del 1914-1918, ci si sia serviti regolarmente in tutte le ostilità successive (comprese le più recenti). Il libro, per il suo carattere didattico, ha conosciuto un grande successo internazionale: tradotto in sette lingue (tra le quali il giapponese) e ripubblicato in varie edizioni, si è oggi trasformato in un «classico», utile soprattutto a comprendere come la propaganda ci spinga ad accettare guerre che al loro insorgere disapprovavamo. La propaganda di guerra è un dispositivo antico quanto la guerra stessa, codificato da Arthur Ponsonby, politico pacifista inglese, dopo la prima guerra mondiale. I dieci punti principali si potrebbero riassumere così: 1. Non siamo noi a volere la guerra, ma siamo costretti a prepararla e a farla; 2. I nemici sono i soli responsabili della guerra; 3. Il nemico ha l’aspetto del male assoluto (salvo averci fatto affari fino a poco prima); 4. Noi difendiamo una causa nobile, non i nostri interessi; 5. Il nemico provoca volutamente delle atrocità, i nostri sono involontari effetti collaterali; 6. Il nemico usa armi illegali, noi rispettiamo le regole; 7. Le perdite del nemico sono imponenti, le nostre assai ridotte; 8. Gli intellettuali e la stampa sostengono la nostra causa; 9. La nostra causa ha un carattere sacro (letterale o metaforico); 10. Quelli che mettono in dubbio la propaganda sono traditori. Ognuno può trarre le sue conclusioni. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


Antropologia di un dei peggiori ministri dell’Interno dell’Italia repubblicana, sulla scia dei pessimi ministri dell’Interno che purtroppo abbiamo avuto in questi ultimi anni. Matteo Piantedosi, ex capo di gabinetto di quel Matteo Salvini relegato da Giorgia Meloni a giocare con i ponti pur di non combinare danni con i porti, ha visto le fascistissime immagini dei manganelli sugli studenti a Pisa e si è indignato. Il suo fastidio per l’operato della polizia lo condivide con il Quirinale quando viene informato che il presidente della Repubblica ha intenzione di intervenire con una nota. “L’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza”, recita il comunicato stampa di Mattarella, sostanzialmente condiviso da Piantedosi. Nel frattempo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, appena tornata da Kiev, comanda ai suoi di menare le parole per difendere coloro che menano le mani e subito parte un’infornata di comunicati stampa - con il solito Donzelli nella solita parte del cocchiere di corte - per dire che al governo stanno “dalla parte della Polizia senza se e senza ma” e che “i violenti stanno a sinistra”. Negare e rilanciare è perfino più grave e più fascista dei manganelli: rivittimizzare le vittime è un vigliacco abuso del potere. Che fa Piantedosi? Cambia idea. Abbandona le sue idee convenute con il Quirinale e si cimenta nella parte del cameriere per soddisfare le voglia della sua capa. Così un ministro dell’Interno difende irrazionalmente la Polizia più di quanto lo faccia il capo della Polizia. E anche questa volta il ministro piantedosamente galleggia. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


In Zimbabwe siamo a un passo dalla cancellazione della pena di morte. Il disegno di legge che abolisce la pena di morte è stato promosso dal parlamentare Edwin Mushoriwa e le consultazioni nazionali nelle dieci provincie del Paese hanno dimostrato che “la maggior parte delle persone desidera la cancellazione della pena capitale”. Le ultime esecuzioni nel paese africano risalgono al 2005 anche se i tribunali continuano a infliggere l’esecuzione e al momento ci sono 63 prigionieri nel cosiddetto braccio della morte. La Costituzione dello Zimbabwe protegge il diritto alla vita. Tuttavia, autorizza i tribunali in circostanze limitate a imporre la pena di morte per omicidio aggravato. La legge proposta proibirebbe a qualsiasi tribunale di imporre la pena di morte e di eseguire una condanna a morte precedentemente emessa. Nel 2022, la Commissione africana per i diritti dell'uomo e dei popoli ha invitato tutti i paesi membri della Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli a "prendere provvedimenti verso l'abolizione della pena di morte”. Ad oggi, circa 170 paesi hanno abolito o introdotto una moratoria sulla pena di morte sia per legge che per pratica. Nell'Africa meridionale, approvando il disegno di legge sull'abolizione della pena di morte, lo Zimbabwe si unirà ad Angola, Madagascar, Mauritius, Mozambico, Namibia, Seychelles, Sudafrica e Zambia per aver abolito la pena di morte per tutti i crimini. Mentre in Italia aumenta il numero di persone che vorrebbe la pena di morte anche solo per il furto come dicono gli ultimi sondaggi e mentre gli Usa continuano con le loro esecuzioni viene da dire che se uscissimo dalla logica colonialista e assistenziale che vede l’Africa come retrograda in tema di diritti fosse sarebbe il caso che un “piano Mattei” dei diritti venisse esportato al contrario, nell’Occidente che scodinzola una superiorità che evidentemente su molti temi non esiste. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


Ogni paese ha il suo Salvini e dalle parti degli Stati Uniti il loro Salvini risponde al nome di Donald Trump. Non è una caso infatti che il magnate americano sia uno degli idoli di riferimento del ministro leghista. Intervistato martedì dalla rete amica Fox News l’ex presidente americano - ora in corsa per le prossime elezioni - si è paragonato a Alexi Navalny dichiarandosi “un perseguitato”. Trump ha definito Navalny “un uomo molto coraggioso” e ha paragonato la multa di 355 milioni di dollari inflittagli per un processo di frode a New York a un’oppressione “esattamente come” per il dissidente russo. “È una forma di comunismo, o di fascismo” ha detto Trump, aggiungendo che ciò che è accaduto a Navalny “sta accadendo anche” negli Usa. “Ci stiamo trasformando in un paese comunista in molti modi. Ho otto o nove cause giudiziarie tutte a causa del fatto che... sono in politica”. Anche nell’utilizzo del benaltrismo il magnate americano è molto simile al leader della Lega: parlare di se stesso per Trump è stata una facile via d’uscita per non nominare Putin. Così, nonostante le domande della conduttrice Laura Ingraham, Trump è riuscito a non pronunciare mai il nome del presidente russo, ritenuto dalla comunità internazionale il colpevole della morte di Navalny. Mentre Salvini in Italia invocava chiarezza dai giudici di un Paese non libero Trump negli Usa paragonava la frode alla dissidenza: un asse politico perfetto di vigliaccheria politica. Nel frattempo ieri Matteo Salvini ha lanciato dal suo Ministero dei trasporti uno spot sulla sicurezza stradale dove gli attori in auto non indossano le cinture di sicurezza. Mi pare che sia la metafora perfetta. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


Dice il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo che “in Italia c’è un’ossessione nei confronti di Salvini per cui tutto quello che succede bisogna puntare l'indice e la colpa nei confronti di Salvini e della Lega”. Romeo, ospite della trasmissione Agorà su Rai3, stava rispondendo alle accuse di ambiguità contro la Lega per le sue posizioni passate e presenti su Putin e sulla Russia. Romeo dice anche che “su Putin ha sbagliato tutto l’Occidente” e precisa che il suo partito ha preso le distanze dal presidente russo “il giorno stesso in cui ha invaso l’Ucraina”. Il vittimismo e il diritto al condono sono due costanti dei partiti del governo. Arrogarsi del diritto all’oblio in politica è una pretesa cretina e irricevibile. Il giudizio su un leader politico si basa inevitabilmente sul suo passato, sul presente e sulla sua idea di futuro. Solo così se ne può testare l’affidabilità e la coerenza. A rovinare i piani del senatore Romeo comunque ci ha pensato Salvini in persona che ieri in un’interista a Rtl 102.5 ha detto: “capisco la posizione della moglie di Navalny, bisogna fare chiarezza. È chiaro che c’è un morto e quindi bisogna fare assolutamente chiarezza. Ma la fanno i medici, i giudici, non la facciamo noi”. Affidarsi alla giustizia di una tirannia e ai medici di un Paese in cui molti degli oppositori politici sono certificati accidentalmente morti significa dare credito a Putin e al suo governo. Si potrebbe dire che Salvini ancora oggi ritiene Putin credibile. Spiace per il suo capogruppo Romeo. Su Putin avranno sbagliato in molti ma a continuare a sbagliare su Putin ormai sembra essere rimasto solo il suo segretario di partito. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


Caro Francesco Borgonovo, Anche ieri dalle vostre parti nella redazione de La Verità siete riusciti nella mirabile impresa di sciacallare sulle vittime sepolte nel cantiere di Firenze spiegandoci come “le morti del lavoro siano colpa dell’immigrazione selvaggia” perché - dici - i subappalti con condizioni di lavoro mortali sarebbero impossibili senza “manodopera illegale e quindi sfruttabile”. È il solito trucco di dipingere gli oppressi come oppressori. Niente di nuovo, niente di fantasioso. Gli ultimi numeri a disposizione pubblicati dall’Istat nel 2021, che per fortuna non sono opinioni, dicono che in Italia il lavoro sommerso vale qualcosa come 174 mld. Per fare un paragone, il Pnrr italiano vale 191,5 mld, ripartiti in piщ anni. I soldi del lavoro irregolare sono 17,4 miliardi in più rispetto all’anno precedente (il 10% in più) e coinvolgono quasi tre milioni di lavoratori (2 milioni 990mila, per la precisione). Il settore con più sommerso è quello di “altri servizi alle persone” che comprendono un ampia gamma di codici ateco, dalle scommesse all’intrattenimento, fino alle attivitа sportive), dove il sommerso costituisce il 34,6% del valore aggiunto del comparto. Poi c’è il commercio, trasporti, alloggio e ristorazione con il 20,9% e le costruzioni con il 18,2%. In agricoltura siamo al 15,7%. Credo che nemmeno una penna spericolata come la tua possa credere che quei 3 milioni siano tutti stranieri colpevoli di trasformare gli irreprensibili imprenditori italiani in evasori. Mi spiace quindi farti notare che no, i morti sul lavoro non sono colpa dei morti ma dei vivi che che sfruttano, del caporalato dei viventi, dei subappalti a cascata autorizzati da italianissimi governanti e degli italici controlli che mancano. Cordialità. Ci risentiamo alla prossima tragedia trasformata in farsa. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


Oggi alle 18.30 tutti i partiti politici italiani in Campidoglio manifesteranno dopo la morte di Alexei Navalny, il più importante dissidente e oppositore al satrapo Putin ammazzato dal presidente russo beni prima di essere morto il 16 febbraio in un carcere di sicurezza. L’idea partita da Carlo Calenda, leader di Azione, e dal suo confronto con la segretaria del Partito democratico Elly Schlein è appoggiata da tutti i partiti di governo e di opposizione che per la prima volta si compattano in questa legislatura. Dopo ore di tentennamenti la Lega di Matteo Salvini ha deciso di aderire. Il vicesegretario di Salvini Andrea Crippa di primo acchito aveva sfoderato un goffo garantismo: “la morte di Navalny? Additare colpevoli mi sembra prematuro”, aveva detto ai giornalisti il vice di quello che suona ai citofoni e condanna bestialmente sui suoi account social. Nel marzo del 2017, quando Salvini era uno dei più sfegatati fan di Vladimir Putin, il leader della Lega in un’intervista aveva snobbato Navalny come “un blogger anti Putin”. In quella stessa intervista Salvini confessò di “sorridere” di fronte alle accuse contro il presidente russo. Come osserva Riccardo Magi di +Europa Salvini come al solito vorrebbe fare “tutte le parti in commedia”, come quei vecchi attori stanchi che hanno rinunciato da tempo alla credibilità in favore della convenienza. Il leader della Lega in questi giorni non ha trovato il tempo di dedicare alla morte dell’oppositore russo nemmeno una riga. Mentre la comunità internazionale si indignava Salvini pubblicava un puccioso post sulla giornata mondiale dei gatti. Ma c’è un’altra più pericolosa incoerente: Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio è solo un po’ più furba. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.


Una manciata di notizie solo nelle ultime ore. La Rai ha accantonato la fiction su don Andrea Gallo, voce libera e evidentemente scomoda per le sensibilità di questo governo. Il progetto - che vedeva fra gli autori Ricky Tognazzi - sulla vita del più celebre prete di strada italiano, alla fine del 2022 era in fase molto avanzata e il produttore Titanus, che aveva ottenuto l’avallo Rai, stava per partire con la scelta degli attori e le riprese. La Rai ieri ha pubblicato un comunicato in cui dice che si trattava solo di “un’idea del 2020”. Falso: il progetto alla fine del 2022 era in fase molto avanzata, e il produttore Titanus, che aveva ottenuto l’avallo Rai, stava per partire con le riprese. Alessandro Morelli, senatore della Lega e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio spiega in un’intervista a Il Tempo che “sarebbe utile pensare a una sorta di Daspo per chi utilizza quel palco (riferendosi a Sanremo nda) per fini diversi da quelli della musica. Un artista lì fa musica, non fa politica”, dice. Come ai bei tempi, quando in pieno fascismo nei bar c’era un cartello che diceva “qui è vietato parlare di politica”. Poi c’è la proposta di legge firmata dal capogruppo della Lega Massimiliano Romeo e dai senatori Daisy Pirovano e Giorgio Maria Bergesio (“Disposizioni per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo nonché per il contrasto agli atti di antisemitismo”) che dà alle questure la possibilità di negare manifestazioni che rientrino in una fallace definizione di antisemitismo. In pratica vietano le manifestazioni a favore della Palestina. Nota bene, sono gli stessi che reclamano la libertà del nostalgico fascismo vietato dalla Costituzione. #LaSveglia per La Notizia Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support https://www.spreaker.com/podcast/la-sveglia-di-giulio-cavalli--3269492/support?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=rss.